NON DEVI MAI CHIEDERENon devi mai chiedere ad alcun poetache cosa cantano i suoi curvi versi;solamente la sua anima conosceil vero senso di quelle parole.Ascolta, per te sono i suoni, toccale immagini, cerca pure il segretoprofondo racchiuso nelle metaforesghembe, che nessuno sa rivelare.Non devi mai chiedere ad alcun poetache cosa prova quando scrive versi:se ti aprisse il cuore allora potrestispezzarlo perché tanto delicatoquanto sottili cristalli di neve.Non devi mai chiedere ad alcun poetache cosa sogna: celati nei versi,quelli più puri, non vanno violati.Non devi mai chiedere ad alcun poetala sua anima: non è dono per tutti.
LA MIA CASA HA IL TETTO ROSSO Quando sognavo l'ombra blu del glicinestagliata sul muro della mia casa,non immaginavo gli stessi segniviola sul viso, aggrappati alla guancia.Quando sognavo un prezioso rubinoal dito, scuro come il sangue seccotra i miei capelli, non credevo fossefacile mentire a chi mi chiedeva.Quando sognavo di poter andarevia da quelle mani, per non sentirele grida, non sapevo che di giornodall'alto la mia casa ha il tetto rosso.IN PACE La memoria dell'uomo è troppo breve:il figlio del figlio non parla al padredel padre, non sa della fame muta,se ne parli cresce, né della seteche brucia da dentro. Non sa dei sogniche ti fanno vivere nonostantetutto il resto del mondo stia morendo.Perché l'uomo non vive nella pace?La brama dell'uomo è troppo potente:il fratello si nutre del fratello,senza saziare lo stomaco. Quandonon resterà più nessuna vendetta,finalmente sopra ogni casa il velodel sonno fermerà la mano rossadi sangue, il tempo sarà dell'ascolto.Finché l'uomo non spezzerà la pace.
TRE DESIDERINel ciarpame per quelli che non vedonoviaggi nel tempo di savi custodiapprodati sul banco alla rinfusadalle mani di geniti smarritiin cerca di requie dentro il ciclonedell'incerta memoria. Se questa lampada, presa per casoal mercato, fosse proprio la stessa,se l'unguento da lucido donassetre desideri, null'altro mi mancadavvero, solo una pioggia leggeraa quietare l'arsura.
Giuseppe RandazzoIL DESTINO DI UN AMORE
Poesia
Racconto
Prefazione:Racconto fantasy sul destino di un amore.Inquestoraccontol’angelocustodeeraladeaAtena,avevailcompitodiguidarelavita di Dimaco, un guerriero greco, eroe di mille battaglie, sino al ritorno nella città di Aetos.Ambientato nella Grecia antica. Ci troviamo nel VII secolo, avanti Cristo.RaccontavadiuneroedellaGreciacheaiutatodalladeaAtena,doponumerose battaglieemisteriosepromessediimmortalità,decidevadiviveredaumano,un matrimonio con la bellissima Artide era nel suo destino.L’inizioeraambientatonell’EliseodoveZeusconvocavaAtenapercustodirelavitadi Dimaco.L’INCARICO DI ZEUS PER LA DEA ATENA.La dea Atena veniva chiamata dall'onnipotente Zeus nell’Eliseo.Zeuserapensierososuldestinodegliuomini,dovevaaffidarelacustodiadellelorovite,il maleerasemprepiùpotente,ungiornochiamavaladeaAtenaperaffidareunincarico, ladeaAtenaappenaentratanell'Eliseodisse:“OnnipotenteZeus,sonoatuacompleta disposizione per qualsiasi incarico”.Zeusrispose:“MiafidataAtena,devoaffidartiuncompitodifficile”,ladeaAtenarispose: “Sono qui per servirti, ogni tuo desiderio sarà esaudito”.Zeusrispose:“AtenadeviprenderticuradelviaggiodellavitadiDimaco,uneroegreco stanco dalle mille battaglie, conducilo al meritato riposo e alla sua famiglia”.La dea Atena si congedava da Zeus, per raggiungere l’eroe Dimaco.Dimacoeraunbell'uomoditrentacinqueanni,occhineri,capellineri,fisicoscolpitodi muscoli, una fine barba gli donava un fascino irresistibile.AvevacombattutoperlaGrecia,arruolatodaadolescenteallaguerra,igenitorierano morti in guerra dopo un assedio.AvevasposatolabellissimaOsiride,ragazzadiventitréanni,occhiazzurri,capellilunghi biondi,fisicoatletico,conosciutinellacittàdinascitaAetos,dopoilmatrimonioeranato ilfigliomaschiodesideratoDiomedeo,lamoglieeramortadopolasuapartenza.La guerra allontana Dimaco verso Nasto.LA GUERRA DI NASTO.RivalitàtraAteniesieSpartani,untentativodiimpedimentodirifornimentidigrano provocò la guerra di Nasto.Dimacofuchiamatoallearmi,uneroedigrandibattaglie,desiderosodiritornarenella suacittàdiAetos,conpiùdi80navi,AtenepreparòlabattagliadiNasto,Dimacoeraal serviziodelgeneraleCritos,ottenneunagrandevittoriasuirivaliSpartanichepersero più di 30 navi.IL VIAGGIO VERSO AETOS. ISOLA DI OGIGIA.LadeaAtenaavevaconsigliatoaDimacoilviaggiodiritornoversolacittàdiAetos, Dimacoavevaavutounpremio,ilmeritatoriposo,unanaveadisposizionecondodici uomini per il ritorno nella città di Aetos.Comeesisteilbene,ancheilmaleopponevalesueforze,lanaveavevaaffrontatouna grande tempesta, era costretta dai venti ad accostare nell'isola di Ogigia.L’isola era abitata da giovani donne ninfe, la ninfa Deiopea regnava sull’isola di Ogigia.L’unionepassionalediunaninfaconpoteridivini,uneroeumanolontanodallasuafamiglia,unostranosortilegioimpedivailritorno,forzedelmalesiopponevanocome Poseidone re dei mari.
LadeaAtenaconsigliavaaDimacoilritornoallapropriafamiglia,l’amoreelapassione trattenevano Dimaco nell'isola di Deiopea.Deiopeadopoannidiamoreepassionedichiaròilproprioamore:“Dimaco,miounico amore,vogliosposarmiconte,viverepersempreinquestabellissimaisola”,Dimaco onoratodalladichiarazionerispose:“AmotedolceDeiopea,malamiafamigliami attende”.Deiopeadelusadallarispostadisse:“Tioffrol’immortalità,sonounadea,non dovrai più soffrire, provare dolore, vivrai nella felicità eterna”.Dimacorispose:“Onoratodiriceverelatuapropostadiamoreeterno,mapreferisco vivere e morire da uomo”.IL VIAGGIO VERSO AETOS. L’ISOLA DI CORCIRA.Lanaveabbandonòl’isoladiOgigia,Dimacoedodiciuomininavigandoversolacittàdi Aetos,PoseidonerivalediAtena,provocòuntemporale,l'altamareaaffondòlanave, dieciuominisisalvarononuotandoversol’isoladiCorcira,ilReNereidegovernainpace questa isola greca vicina alla città di Aetos.IlReNereideerarimastovedovodopolamortedellamoglie,unicafigliaerala bellissimaArtideunaragazzadiventitréanni,occhiverdi,capellilunghicastani,fisico magro.DiprimamattinaArtideraggiunselaspiaggia,insiemeallesueancellesiprese curadeinaufraghi.ArtideeralafigliadelReNereide,unadolceragazza,amavagli uomini belli, coraggiosi, leali, rimase affascinato da Dimaco.Dopoalcunigiorni,idieciuominivenneroaccoltiacorteperlepresentazioni,Dimaco disse:“RingrazioilReNereideelacittàperlecure,accoglienza,anomedituttiimiei compagnidiviaggio”,ilReNereiderispose:“Sonoonoratodellavostrapresenza,siete benvenuti nell’isola di Corcira”.Dimacorispose:“Abbiamoviaggiatopermesiinmare,unatempestaeleondehanno distruttolanostranave,un’amnesiamihacolpitodopoilnaufragio”.IlReNereide disposevisiteaccurateperDimaco,imedicinonriuscironoadecifrareecurare l'amnesia,Artidesiavvicinòedisse:“Dimaco,sonoArtidefigliadelre,tihoprestatole cure nella spiaggia dell'isola”.Dimacorispose:“Grazieperl’assistenzael’accoglienzaArtide,nonricordoilmionome, il mio passato”.L’AMORE PER ARTIDE.Passarono mesi e Dimaco e Artide si innamorarono.DimacoeArtidesifrequentanoperalcunimesi,ilrefucontentodellastoriad'amore,il fidanzamento era stato annunciato.Ungiocopopolarevenneannunciatoilgioco“Tiroconl’arco”,dalladistanzadidieci metriilconcorrentedovevautilizzarel’arcoecentrareunbersaglio,numerosiconcorrenti eseguirono la performance.LadeaAtenaavevaunpianoperfarericordareilpassatoaDimaco,laspecialitàdi abilitàdiDimacodiestenderel’arcoelaprecisionedeltirodellafreccia,Dimacosi apprestavaallatensionedell’arcoealtirodellafreccia,uncentroperfettonelcuoredel bersaglio, una gioia infinita per il re e la dolce Artide, una prova di valore.Passaronomesi,ilmatrimonioerastatoannunciato,molticompagnidiviaggio raggiunsero la città di Aetos, la dea Atena ritornò nell'Eliseo.ZeusconvocòladeaAtena,edisse:“L’amoreeilliberoarbitrioguiderannolevitedi Dimaco e Artide”. La Dea Atena rispose: “Onnipotente Zeus, lascio con piacere il mio incarico”.Zeusrispose:“L’amorenascespontaneotraunuomoeunadonna,saràilloroamorea decidere il loro destino”.L’incaricodivegliaresuDimacoerastatorevocato,l’amoretraDimacoeArtideperil libero arbitrio veniva affidato ai loro cuori.
disperazionesilenziosa,dopoaverfattoall’amore.Edatantotempo,ormai,l’amorenon c’era,neeramancatalapossibilità.LadifficoltàdicomunicareperKitsitraducepoi nell’ultimapartedelTèneldesertoinundialogopuramentecorporeo-leparolesono deltuttoincomprensibili-nell’affondarenell’abissodellacarnedichinonsiconosce,per trovareilsensodellavita,smarritodefinitivamenteconlamorte.Ladonnaamericana vieneviolata,èreclusainunagabbia,conlepaginedeldiariocreaunameravigliosa cornice,unatendaperilsuolettoabaldacchino,nell’accampamentodiBelqassim.Kitè comeunabambolaracchiusadentrounascatola,unmonileneldeserto,sottouna spessacoltredisabbia,traledune.Addirittura,lasuavaligiastranieraattraeglisguardi dellealtremoglieseducepiùdellasuapersona.Ilgestodipassareilrossettosulle labbra,primadellafuga,destaunagrandemeraviglia.Leinonhamaismessodi truccarsi.Nascondersiagliocchideglialtriènascondersidasestessi.Avolte,essere prigionieridiqualcunaltroèunalibi,chechiamiamoamore.Nelfinale,KitincontraPaul Bowles,èilcortocircuitofralibroefilmchesichiudeconilcelebre,imprescindibile, epilogo:“Poichénonsappiamoquandomoriremosièportatiacrederechelavitasiaun pozzoinesauribile,peròtuttoaccadesolouncertonumerodivolte,unnumerominimo divolte”.Infineuntramaffollato,pienodiscaricatoridiporto,intutablu,lagente dentrocheondeggiainpiedi,lametaforadellavita,lelucifiochechevacillano.Gira l’angolo,iltramscampanella,insalita,lamusicaassordante,lafollariempielestrade, avvicinaedificisquallidi,sivedonolelucidelporto,arrivaalmarginedelquartiere arabo,sifermaalcapolinea.LavedovadiPort,Kit,intanto,hasilenziosamentelasciatoil taxi,abbandonandosi,senzascampo,all’inconsapevolezzaeallavanaricercadiun senso nella vita.
Linda Terziroli L’ISOLA DI K
Racconto
Qual è stato il suo primo pensiero? Mi racconti dell’isola.Dell’isola di K?Sì. Tutto parte da lì mi ha detto la volta scorsa.La prima volta intende?Certo. Mi racconti dell’isola di K.Si trova comoda sulla poltroncina? Vuole che chiuda la finestra? Le dà fastidio?No,vabenissimo.Nonamotroppoilsilenziodellestanzechiuse.Poi,allettino, preferiscolapoltroncina.Sepensoaqualcosadiparticolare,chesonocertadiaver vissuto,mivieneinmentecheungiornocapitòunfatto.MiasorellaLidiaeioavevamo decisoditrascinareinvacanzamiopadre,inpienoagosto,portarloavisitarele necropolietrusche.Aluipiacevalastoria.Questipiccolicimiterisorgonodallaterra cometantepiccoletaneneicampiondulatieassolati,cipuoiinciampare:sonoscrigni colmiditesori.Dentro,nelfrescodiunadiquelletombecosìparticolari,all’ombradiun affrescosonoriuscitaasentireancoraquellavoce,maerapocopiùcheunbisbiglio,un sussurro.Ancheamiopadre,cheavevaunafoltabarbabiancachegliarrivavaasfiorare ilpettoinduepunte,eraparsodisentireunavoce.Ecosìnonerol’unicaaesserein contattoconquellacosa.Era,forse,unadoteereditariael’avevocertamentepresada lui.Sentireunavoce,osentirelevoci.Quandotiscappadidirloingiroperforzati prendonopermatta.Nellacasettadilegnocheavevamoaffittato,nelbelmezzodiun boscodipinimarittimi,accaddeanchequellavoltaqualcosadimoltostrano.Avevamo presoladecisionedifareduepassi.Camminarelungolaspiaggiaapiedinudidinotte, ilchiaroredellalunapienabagnavalasabbiafinissima,finalmentefredda.Aduncerto punto,miasorellascompare.“Lidia!Lidia!”Chiamavoioechiamavamiopadree,in quelmomento,misembravacheluimivedesseperlaprimavolta.“Chiseitu?”mi chiese.Sembravadileggeresulsuovoltounosmarrimento,comedibambino.Correvolungola spiaggiabagnatadalchiaroredellalunachesembravaimprovvisamenteallungarsia vistad’occhio.Unalunasemprepiùgrandeall’orizzontecheparevagettarsitraleonde delmare.Correvo,correvoenonriuscivoascorgeremiasorella,danessunaparte. Avevo il fiatone. Le lacrime si bagnavano di sudore.Unafittaacutissimanelpettomitagliavailfiato.Lachiamavoelachiamavo.“Lidia! Lidia!Dovesei?”Miopadresierasedutosuunosdraiodilegnoconlavernicescollata, abbandonatodasecoli.Avevagliocchiapertiallaluna.Sembravaassorto,comein ascolto.All’improvviso,delleluciscintillavanosullaspiaggia,vicinoallapineta.Correvo versounpiccolofalòchevedevosopraunadunaall’orizzonte.“Saràlì,traquel gruppettodipersone”midicevo.Nonappenaarrivaialpiccolofalò,arottadicollo,mi guardaronotreuominidaicapellilunghiestropicciati.Ilorovoltisolcatidalleombreche danzavano dalle fiamme saltellanti.“Avete visto per caso una ragazza mora? Si chiama Lidia”. Nonparlavanoitaliano.Suilorovoltiilluminatidalfuocolampeggiavaunosguardo sinistro.Avevanogliocchirossi.Mispaventai:improvvisamentemisembravadivedere trelupichesispartivanoilbottino,conunlanciodidadi.Traleluciincertedelfalò,lessi illorosguardoavido,tralemanistringevanocartecondisegniamesconosciuti. Arabeschienumeriincomprensibilierovesciati.Lemaniincollateallecarte,comeartigli. Icapellistropicciati,appiccicatialvolto,potevanoprenderefuocodaunmomento
all’altro.Perlaprimavoltasentiilavocedelsogno.Eracomprensibile.“Allontanati”mi diceva.“Allontanati”ripetevacomeunbisbigliodentrolemieorecchie.Senza aggiungereunaparolaesenzasalutare,girailespalleecorsiversomiopadrecheaveva oragliocchisemichiusi,sembravaunbambinoaddormentatoconunaenormebarba biancaappiccicataalmento,percarnevale.Disperavoditrovaremiasorella.Ancorauna voltalamiavitamisembravaunamontagnadascalare,leparetiscivolose.Piansi disperata,guardandoilmareorainghiottitodalbuio.All’improvvisounavoce.Lasua. “Licia,dovesei?”.“Liiiii-cia!Dovesei?”Miasorellamichiamavadalleondedelmare. Avevafattoilbagno.Noneradaleifareunacosacosìavventata,addiritturaunbagnoal buio.Leondedelmareeranobellissime,ilmaresembravaunabbracciomaternocheti cullava,tidicevadiabbandonareogniindugio.Eracaldo.L’acquaeracomeilcorpo.Lo stesso calore.“Ho sentito la voce del mare, sai” mi diceva Lidia. “E che cosa ti diceva?”“Non riuscivo a distinguerne le parole” “E come lo sai che era la voce del mare?”“Nonsaprei,peròeracomelavocedellamammachetichiamava.Eranosolodeisuoni, ma tu sapevi che dovevi andare perché era lei che ti chiamava”.“Ma non avevi paura?”“Come si fa ad avere paura della propria madre?”Mi parli ancora una volta dell’Isola di K.Diqueigiorniprimadipartirericordoisogni.Avevoiniziatoatenereundiarioperché nellanottearrivavosempreall’isoladiK.Lacosastranadiqueisognièchelamiabarca dilegnononriuscivamaiaormeggiare.Vedevo,sull’isola,diun’etàindefinibile,mia madre,unacamiciabiancatraforata,dicotone,icapellineriliscisemprepiùlunghi, sembravanorampicanti,arrivavanofinoatoccarel’acqua.Sidicecheaicorpideimorti continuinoacrescereleunghieeicapelli.LeimichiamavaLicia,comeavevadecisoper lasuagrandepassioneperlastoriaanticaoalmenoquestaeralaversionedimiopadre chemiavevarivelatoprimadidelirare,quandoancoramichiamavapernome.Ilmio nome.Maquandoesattamenteavevafinitoperignorarelamiavitaesovrapporlaa quelladimiasorella?Nonc’ènientedipeggiocheattraversareunasventuradopo l’altra.Leiavevaunsorrisochenonhopiùritrovato,caldoedistante,scaldavacomeun balconedilegnoalsoleesoloiosapevoquantocivolevabene.Manelsognolabarca nonarrivavamainelporticciolodell’isoladiK,soloduemolidilegnotraballante.La sabbiafinissima,l’acquacristallina,vedevolecasedeipescatorieunandirivienidireti. Dov’eramiamadrenelsogno?Impigliatatraunareteel’altra,isuoicapellisi intrecciavanonelleretideipescatorichedaunlatoimbrigliavanodall’altrodistricavano lereti.Eiononapprodavomai.Eranosognisfilacciati.Liritrovavosulmiocuscinoal mattino,insiemeapiccolissimeconchiglie.Otralelenzuola,trovavounaconchiglia piccolissima,pungente,migraffiavoe,inquelmomento,ricordavoilsognoappena sfumatoall’orizzontecomelabrumadelmattino.Eracomeunafotocheavevibisognodi rivedereperché,nonappenalamettevivia,tidimenticavilineamenti,sfumatie scomparsicomeciuffidinuvolenelcieloazzurro,oschiumadelmare.Ripresiachiamare Lidia.Dovevofarechiarezza.Miasorella,dopoquelbagnonotturnoincuieroconvinta di averla perduta, fondava una vita totalmente nuova: era incinta.
Hoattraversatountempodalleintercapedinistrane,incuil’iocheerostatahadovuto fareiconticonpolverisubdolamentespersonalizzanti.Èstataunaduraprovadi passaggiotrailciòcheerostata,ciòcheavevosofferto,lanuovamecheneeraemersa equellafuturachevifacevacapolino.Sonoapprodataaunanuovapersonaintentaa catalogareunimmensopassatoinunpresenteristrettodaglispaziinadeguatialle provvistedaimmagazzinare.Stoorafacendodagiudicedipacealledisputeineliminabili traivaricassetticomunicantieicassettidallospazionegatocheancoravicercano patria.Laconsapevolezzalatentedell’armonia,chepiange,làdoveèstatasacrificata, nonhamaismessodiprendermipermanoediportarmiallaportadelcuore,doveci sono note che gridano perché io le suoni.*“Luièpartitodinuovo,ma…questavoltanontornerà”.Hocomunicatoconqueste parolealmondolamortedelmiosposo.Ilmioamato,centrodellavita,delmondoe dell’intero universo, se n’è andato. *Lasolaspiaaccesasuuninterruttoreeratremulacomelavisionedellasolitudinesilente concuiquellatardaoraavvolgevadiarcanol’assenzadirespirodicoluicheaveva messoinriga,nelmondo,capidiStatoeuominipotenti,formatoinnumerevolicervellie risoltoproblemidiportatamondiale;dicoluicheerastatol’uomopiùmite,pacifico, buono,dignitosoegenerosocheilmondoavesseospitato;dicoluiche,mentregli laceravanolapartepiùintimaconuncateterenonnecessarioeconincompetenza criminosaelofacevanosanguinarecopiosamenteepeggioravanoiltuttoconun cateterepiùgrossocheglistrappavaurladisumane,gliprelevavanosanguee iniettavanodiureticiaquintali,ognimezz’ora,eglinegavanoognigocciadiacqua, azzerandogliglielettroliti,siscusavaconisuoiaguzziniperilfastidiochearrecavaloro… Avevopensatochemaiospedaleavesseospitatopersonaggiopiùdegnodirispetto, gentilezza e decoro. *Nonmiparlavaenonmivedeva.Giaceva,indifeso,morbidoecaldocomecarnedella miacarne.L’uomomeravigliosocheeralamiavita,ilmiomondovicinoelontanoeil miointerouniverso,nonrespiravapiù.Battevaormaisoltantonelmiopetto,conilmio cuoredicarnesventratodallasuapresenzachegiàdolevanell’assenzasubdolamente crescenteenegliultrasuoniinesistentieppurelaceranticorrispondenti.Chiamaredolore ciòcheprovavononècheiltentativomancatodellacreazioneimpossibilediportetrail menounoelasuccessioneillimitatadellanumerologiaindeterminatadell’infinitomai quantificato.Chipuò,sullaterra,scandagliareleprofonditàabissalidell’animoumano… senonl’Unocreatorechedisuescintilleneintridel’essenza,ognivoltachenasceun bambino che poi sarà uomo?*La cosa ha una peculiarità senza inizio né fine o senza capo né coda.È una di quelle immisurabili, indescrivibili e non configurabili realtà non realiche non cadono sotto i sensi umani,sì, perché si sente dire, ripetere e affermare ma non si può constatarenel senso razionale del termine e, perciò, non si può catalogaretra le certezze acquisite e accettate.No, non è da pazzi, perché, vedete, potete anche diree ridire che la morte sia la cosa più certa e “accertabile” che ci sia, maquesta è l’assurdità più assurda mai affermata.“Morte” è cosa inaccettabile, inammissibile, deprecabile, orrenda.È fine e chiusura. È assenza totale e definitiva.È il non numero, il buco nero, l’assenza di luce e di speranzae non si può accettare.*
Il mio amato, la luce dei miei risvegli e del mio respiro,colui che ha conosciuto del mondo meraviglie e drammi,ha svelato i misteri delle aurore introvabili e si è specchiatonei sorrisi e nelle lacrime di lingue e imprinting di umanità e maree,ha solo subito “un cambio di sostanza”, passando nella geografia senza tempodell’immenso divino che di vita è patria e non di morte.*Lungolastrada,mentreguidavo,attraversoilparco,etrinceravolamentenell’atmosfera deglialberiimmemorieindifferenti,pernondoverrassettareigorghidisordinatidelle sensazioni-premonizioni-emozionirivoltose,c’erastatounmomentoincuiluisiera voltatoemiavevafissatocondolcezzaimmensa.Nonavevaparlato.Avevasulvisoun sorrisocheemanavaluce.Iltempoelospaziodentroefuoridell’autosieranofermati. Maiavevovistoqualcosadisimile,innessunluogodelmondovastocheavevo conosciuto.Perunattimo,ilvoltodiluimiavevaconvogliatounamorecheeracomeil riverberocrescentedell’auroraemiavevacompresoinsiemealuiinunanelitoillimitato giàprotesoversounaltroveinfinito.Perunistanteequivalentealladuratadellascintilla chebrillaesispegneancorprimadidarmododicapirechehabrillato,mierosentita contenutanellabollatranslucidafattadiuntemposenzatempochedaluimiritornava comeunaddiodolce,rassegnato,consapevole,pazienteeabitatodaunrimpianto dolorosoeinsiemeradiosochemiavevatrapassatocomeunalama.Nonerastatoche unattimo,unodiquegliattimiche,coincidendoconl’eterno,immortalanoerendono indelebileilricordo.Lasuaimmaginecosìtrasfigurataelucenteerarimastascolpita nell’abitacolodell’auto,sullosfondodelvialealberatochescorrevaall’indietro.Ioero rimastaconilpensieroimmobilesulleparoleassentieconilrespirocontrattoamezzo petto,invocandosuquelbarlumedidivinospifferolanecessitàdiguidaresenzaandare asbattereeunarealtàincuiquelricoverodiluisarebbestatoseguitodalledimissionie dal ritorno a casa, come tante altre volte. Avevomessoquellospifferodieternolàdovetenevotuttiiricordiunicieloavevoperso, inrealtà,perchénonavevofrenato,nonmierofermata,nonavevodomandatoalui nullanédettoofattoqualcosadimemorabileediraro.Avevocommessol’erroretipico reiteratodall’interaumanitàche,ognigiornoeinogniangolodimondo,ètestimonedi barlumidieternitàsenzasaperlo,senzasoffermarvisi,senzafarnetesoro,senzaafferrarli a piene mani e metterli al di sopra dell’andirivieni frenetico dei giorni mortali.*Èladataincuiluisfidavaqualsiasiforzadellanaturaopericolo,perfarmigiungere, dagliangolipiùsperdutidellaterra,unsegnodelsuoamore.Lospiritoeilcorpomi dolgono. La mia mente grida. Prendo una penna e scrivo: “Ti ho sceltoed eri un giramondo.Avrei dovuto capire che saresti fuggito.Nel tuo sempre senza ritorno il mondo feritonon mi corrisponde.Il respiro della vita si è perduto”.*Pensoaisuoiritorniepiango.Lapennasianimadianarchiaescriveparolechenonso di pensare: “L’amore è aspettativa di gioia,attesa di te, la pasqua di festa.L’ansia di gioia che assale il vortice distratto del cuorenon sa perché ti sente in arrivo eti ama nel sempre del sole lucentedel tutto che seie del tempo indiviso del respiro che non muore.”
Serena Rossi
Poesia
…Passi stretti nelle calze larghe di Nataletra i sorrisi regalati insieme ai pacchetticonfezionati.Ci amavamo.Arrivavo tra i muri di nebbia.…Una pioggia di sensinote distrutte di malinconia, voci.Soffusa la luce mi abbattein una mattina buona.Dove sono le erbe che mangiavo cotte dalla nonna.Quelle verdi dei prati della montagna,dove siamo finiti ora?Incerti come lumache della Borgognabuoni solo per i passi spediti dei soldaticosì ci ritroviamo solisulle barche della laguna, spessa.Guardiamo lontano quelle di là, le navi.Zeppe di turisti che sanno la noianoi senza ali restiamo stesi al domani.
Kiev, febbraio 2026Compresse esauste,oppresse nelle scatolette chiusee limitate da piccoli prezzi.Dove la sera segna il punto.Dove la speranza è svanita con la guerranelle città al buio, al freddo, nelle tendedove si vive sognando di sopravvivere.
FoglieFoglieA terra stanno stese come pensieri stanchiDopo pomeriggi di lavoroSotto maschere di indifferenzaDei centri commerciali riempiti di Adolescenti.Serate malinconiche di halloweenA chiederei perché alla lunaSotto fard appena accennati e Visi sconvolti da un altro incidente.Poi ci ritroviamo soliNei bar a chiedere un cappuccinoE un bicchiere di acquaLeggendo il fondo di giornali dell’altro ieri.
Serena Rossi
Libro di Poesie
Scarica il file.PDF
Ileana Andrei
Poesia
Dove sei?Le ombre senza un volto mi parlano,recidono fiori nel giardino segreto dei sogni senza voce,deturpano con schiamazzil’incognita del vegliante riposo.In punta di piedi mi alzo,ma non arrivo alle vette del ristoro.Col dito salivatocancello il ponte dei legamisfalsati dal tempo,strisciando, lumaca senza guscio,tra le falde impudiche di memoria.Ti cerco nel freddo sacrificiodi una canna di fucilealla morte…e non ti trovo.Ma dove sei amore? Dove sei?[Nessuno mi risponde.]
La quarta casaMi chiameraiquando l’invernoplacherà la nostra seteche brucia oltre il corpo.Febbre instancabile, tormento nelle tue mani, febbre instancabile,fluttuante nelle mie maniche sfiorano la fiamma,nonostante io sia un cancrodai passi avanti superati da quelli indietro, ben nascostinella mia quarta casa,di giorno rabdomantedalle radici d’acqua,di notte argentoafferrato alla luna.
Linea ondulata dell’acquaUna mano insegueil ritornello dell’onda,l’altra raccogliefrantumi argentei di luce,illuminando l’abissodelle doline apertetra me e un pensieroassorbito dal canto fermo della risaccae lo sguardoperdutamente si perdenell’appassito rumoredi un geode.Ascolto come si fa buionell’eupnoico ritmo della serae tutto sfugge alle mie mani,inseguendo la linea ondulatadell’acqua.
Ileana Andrei
Libro di Poesie
Scarica il file.PDF
MaternitàCome l’essenza di un profumo,un frutto che matura al buio, sei arrivata Tu,ed io ho imparato in frettacome allinearmi al tuo respiroe ti tenevo stretta,un dono sacro tra le mie bracciafluide di stanchezza.Nei campi di lavandadei tuoi occhi curiosi,che mi fissavanotra una poppata e l’altra,scorrevano le notti bianche di febbraio,poi ti abbandonavi a mee ti addormentaviall’ombra della mia faccia.
Piero Di Luzio
Poesia
SerenoDel tempomi resta solo il mattinocolto su nere pupilleancora assonnate.La luce scioglie la noiasui visi compostie l’infiamma di nuovocon l’ardore di sempre.Nulla più langue:l’onda già lava l’arénafino al segno di bonacciaed un cuore rinasce alla vita.Del tempomi resta solo il mattino.
La bellezzaLa bellezza degli astriè nel silenzio.Ho una nottedi sagome oscureche fanno un paesaggio;di grilli che arpeggiano al buio;e ho un cielo ricamato di stelle,infinito.Pace… Ascoltola voce degli esserie la notte è una torciache brucia fino a spegnersi, all’alba.
VorreiVorrei averedue occhi nuoviper vedere del mondoaltri colori…i colori appassitiche vede la vecchiasul filo continuo degli anni trascorsi…i colori avvivatiche osserva il bambinoin lumi d’immaginidegli anni a venire.
La musica È ripresa una musica lentaTante stagioni han lasciato colorisulla tavolozza del tempoma tu solahai preso il mio cuoreper te.
Raffaele Lauriola
Libro di Poesie
Scarica il file.PDF
Annalisa CastorriCINQUE PER L’ESATTEZZA
Racconto
Lapiazzaeracompletamentebianca,privadidecoriediformedivita;bianchigliedifici austericheladefinivano,biancalaghiaiasottiledelselciato,suunlatoeraapertafino all’orizzonte,biancoanchequello.Pietrapallidadiedifici,luceabbacinante,alcentro, cinquegrandibombedisposteincerchio.Bombe,si,aformadicolonna,obelischi meccanici,alticircaduemetriemezzo.Ognunodiessi,oggettiperfetti,portavaincisoun nome:Ofelia, Vladimir, Efrem, Tornero' e Not yet.Unuomo,unicapiccolapresenza,camminavaricurvodipesantipensieri,ilpasso regolaremisurandolospazio.Indossavaunimpermeabilediteritalcheuntempodoveva esserebianco,sfilacciatoaibordi(conmartingala)estivalipesantiperlacampagna, sporchiditerrarossacomequelladellelontanevallietaleterraimbrattavailbiancore lasciando segno di marcia. Egli,personaggettodimessoquantoordinario,avevaunsoloverotrattodistintivo: enormi orecchini d’oro massiccio, lucidi e sproporzionati, che lo si vedeva da lontano.Gurney,comesichiamava,avevaannegatoneicalmantiladataprecisadell’iniziodel suocompito,cheavevaaccettatoinpienacoscienza.Spessoessaloassaliva,lo tormentavaeglibattevasulletempieesulpalato,chetastavadicontinuoconlalingua, meditandocheprestootardiavrebbedovutodecideresefarbrillareleogiveo disinnescarle.Nontutte,soloalcune,forse.Adognimodonesarebbebastataanchesolo una.Ofeliaemanavaunsofisticatoprofumodilavandaemuschio.OgninotteGurneyla trovavacircondatadauccellichel'avevanoadibitaarifugio.Eglieraunsognatore,e, cometaleimbellivalarealtàdivivaciapparizioni.ImmaginavaquestaOfeliadailunghi capellibagnatiavvicinarsiditantointanto,conl’abbandonoimpressonegliocchimentre glisussurravaversipiuttostosgrammaticaticheavevaimparatoamodosuo,parole d’amoretrattenuteperqualcunodiassente.Nontrovandomaialtricheluinonpoteva farealtrochecomminarglituttoquell'amore,perpoiandarsene.Labomba,questo pensava,eradestinataafaresplodereicodardi,colpevolidinonavermaidichiaratola propria verità.Lasecondaogiva,dettaVladimir,ronzavadebolmentericopertadaunospessostratodi vernice nera opaca.Lamattinadelrinvenimentoavevaaisuoipiedilafotodiunuomoaltoegrosso,grandi occhi,unexmagistratofinitonelladisgraziadiunclamorosocasopoliticochesieradato lamorteamezzodiveleno.PerGurneyeralabombadestinataall’autoritàresidua,ad ogni forma di governo oppressivo o dittatoriale. Gli ricordava il periodo delle stragi. Efrem,lapiu’misteriosa,eratrasparenteesembravacontenereorganismivivential propriointerno,certecreaturinecheemananolucenelleacqueprofonde.Ognitanto pulsava,emettendosuonicupiedattenuati,comeprovenientidagliabissioceanici. PortavaquelnomeilDottorEfremKrupka,dottoreinteologiaespecialistadiresurrezioni narrativechecorreggevabozzediopereletterarienonincircolazioneperchébanditein diversipaesi.LungalasuaesperienzapressounpaiodigrandicaseeditricidiMilanoche oggi lavorano a fatica, coi tempi che corrono...Tornero',apparentementeinattiva,qualorainnescata,avrebberiportatoindietroogni cosaalpuntoesattodacuiessaavevaavutoinizio:leguerre,gliamorifiniti,ildolore inizialedellaferita,lafondazionedellacittà,l'istantedellanascitaodellamortedi qualcuno. Una macchina del tempo o quasi.
Nonancora(Notyet)ultimaedinvisibile.Sipercepivaappenadall'ombrachegettavasul suolo;allungandounamanosiavvertivaunasuperficiefreddaelisciaesattamentein quelpunto.Unamassad’assenza,ilvuotocaricocomeuntemporale,perrenderla visibile Gurney la ricopriva di polvere e fango. Eglilavoravasempresolo,nonavevacapinégerarchieacuirispondere,nétantomeno ricevevaordinidialcungenere.Soloilpesodegliorecchinid'oro,anellidapirata, cambiavainspiegabilmentedigiornoingiorno:avolteglitiravanoilobigiù,giu'fino allespalle,unverotormento;altrevolteeranoinveceleggericomearia.Masempre— sempre—gliricordavanocheilgiudiziospettavaaluiederaalloracheildoloresi faceva prepotente, insopportabile.Dallatorrettabiancachedominavalapiazza,Gurneysvolgevailsuocompitodi osservatore;dormivasuunabrandabiancanellastanzettadacui,attraversouna finestrella di bianca cornice, godeva la vista completa delle cinque ogive. Unanottesogno’OfeliaeVladimir,laprimasedutaalbordodelsuogiaciglio. “Disinnescatutto”-diceva-“Vogliodimenticare.Dimenticarediesserestatainfelice,di essere stata bella, di essere stata amata od odiata.”Vladimirilgiudiceinveceguardandolodall’altroangolodellastanza:-“Falloora, attaccati alla leva. Il diritto all’annientamento. Datti pace, fratello.”-Gurneysisveglio’tuttosudato,inpredaallavertigine,neldubbioferocediaverpreso decisioniavventate.Quandoétroppotardiésemplicementetroppotardi,nonsiamopiu' glistessi,equelsuoruololoavevacondannatoasentirsiaddossoilpesodieserciti franati di sconfitta in sconfitta.Diabolica, perversa responsabilità. Icerchialleorecchielotormentavano,debitieterni,memoriadelsuoruolo,pegnidel suofunerale,ovunquesifossetrovatoalmomentodellasuamorte,avrebberoripagato almeno una degna sepoltura ad uno sconosciuto benevolente. Quellamattinatrovòtuttelebombesospesedaterradicircaquindicicentimetri,nondi piu',danoncredereaipropriocchi.Inoltre,iltimerdelcronografocheindossavaera partito senza che lo programmasse. Gurneysiavvicinòalpannellocentraledellatorrettabianca.Sottoilvetrolattiginoso cinquelevebianchee,sottodiesse,cinqueetichette,unaperciascunadecisione;doveva affrettarelasceltaeperquestotremava.Disinnescareerapiu'complicato,richiedeva duemanovrepiu'complessedelsemplicepremereil"trigger".Gliingegnericheavevano costruitolecinquedovevanoaveravutoilgustoperversodirenderelasalvezzapiu' complicata dell’annientamento.Gurneypenso’cheigiorniprimadelcompitoeranoforsestatiipiu’felici,apartequello delfuneraledisuamadre,apartequello,appunto,tuttoglierasembratopiu’facile. Prima.All'improvviso,sitolsel’orecchinosinistroeloappoggiòaccantoallalevadiNot yetedildestrostessacosamapocopiu’inlà,sullapiccolascrivaniabianca.Voltandosidi scatto,usci’dallatorretta,attraverso'lapiazzaconpassomarzialeneglistivalida campagna per sparire tra i bianchi edifici.Quandolapiazzavenneriesaminatadaidroni,ronzantiinsettiartificialimalcompiuti,gli ordignieranoancorali',sospesi,e,aldisottodiessi,cinquecrateridiforma perfettamente circolare avevano preso il posto del bianco selciato della piazza. Gurney é tuttora ricercato dalle autorità.
Ugo Colla
Libro di Poesie
Scarica il file.PDF
Annalisa Castorri
Poesia
Il sorriso del ragno 1La casa era molto vecchia con la soffitta,La cucina economica, il bagno disfatto,Gracchiante la capanna degli attrezzi Giu’ nel profondo del giardinoEra l’universo in piccolo, chiuso a chiave, La finestra secca, opaca e scheggiata.Tutte le giornate dell’ApocalisseVedevano un sole che splendeva altoPer qualche scherzo del divino!Il carro dei dannati era posteggiatoIn discesa e sprigionava un odoreDi caramello e banconote false.
Il sorriso del ragno 2Erano passati tanti anni dalla morteDel vecchio proprietario acciaccatoChe si era sposato due volte, due:La prima moglie era troppo giovanePer avere giudizio e assomigliavaA quell’attrice di Hollywood,La seconda moglie recitava BeckettSmazzando le carte in solitario;Passatempi empi ed osceni i suoiNel prepararsi alla sedia elettrica.Al posto del vecchio ora sedeva in poltronaIl Diavolo stesso e chiamava alle armiI Dottor Faust, i Dorian Grey, i mercenari.Un attento osservatore avrebbe dettoChe c’é Dio lassu’ che vede e provvede.E invece Dio é quel ragnetto, piccolo e guittoso,Intelligente come nessun altro tra quelliChe sorride proprio adesso, mentre squillano le trombe.
Passione delle armiI cecchini del fine settimanaTutti uomini, chissà, uomini natiEsseri umani, cresciuti nel gremboDi donna, dipoi caduti e dannati.Quando collassano ragione e cuoreIl crollo di ogni sintomo umanoScopre la maschera dell’assassino.Prolificano congiure di serpiMentre il gregge fa strage del senno Selezionando il coltello piu’ giustoDalla rastrelliera dello sciacallo.
Sogni mattutiniHo staccato un assegno a CaronteAnticipando l’orrendo tragittoA candidatura del posto sul ponte.Rovinare sul greto del CocitoSarebbe tra tutte la pena piu’ lieve;Renderei l’anima a Dio sotto le luciCome Chaplin il giorno di Natale.Funziona cosi’: intorno c’é neve,Ad un secolo dalla mia gioventu’Posso dire di non aver acquisitoValore o vanto, né ho meritatoLa santa prescrizione in riscattoDel piu’ irremissibile peccato.Persino il mio peggiore nemicoE’ rimasto allibito a guardarmiMentre facevo da sola, sul lato,Con la coltelleria d’argento d’arteChe lentamente trapassava il petto.
Francesca Amato
Poesia
Caro amore che non mi amiio presa all’amo, mi divincolo gentilmente meglio qui che altroveCaro amore che non mi amicome ti desidero reclamo ingiungo di esistereCaro amoresei una canzone di Nina Simone sussurratatutta la mia ammirazionetutta la mia pazienzamentre guardo il nullaCaro amore io ti aspettoquale che sia il tuo volto,il numero, l’indirizzo
Alla domanda, ho chinato il capo, di qualche grado.“Quando è arrivata ella, ho perso tutto”No, non demordere!“Tutti i miei sogni/deliri sono spiumati al suolo.Mi sono sbarazzata subito di me per farle spazio”.E così va avanti il genio militare italianoUna scalza l’altra, senza una reale armonia.Per ricomporre bisogna aspettare che una delle due cresca. (Maternità)Marco Rossi
Niente, ci rinuncio. Ho provato a scrivere il curriculum per voi 125 ma non ce la faccio, dopo tanti tentativi, mi ritiro, parla il mio avatar: - 2006 laurea lettere;- successivamente sostanziale fuga da casa con artista di strada, in giro per spagna e italia infine viaggio verso sua patria, argentina;- successivamente: separazione;- successivamente: vagabondaggio in america latina e conoscenza varie realtà tra cui joel; - successivamente incinta di joel, uruguay;- settembre 2010 Kinku Milla nasce, mi ammalo, mi separo e torno in italia in famiglia;- mia sopravvivenza dovuta a specializzazione in M.M.M. (Master in Materie Mentali), previsti aggiornamenti continui, non previsti ripari assoluti, previsti anni di certa tranquillità, non prevista remissione del peccato. Revisione 2021 SIAmore immutato verso 125. Ringraziamenti affetto chat e vocali, giovani donne, recupero password: warm.Grazie.
Un’andatura da giovanottoCammina svelto sul selciatoE non incontra nessuno.La prima se l’è fatta per completo La seconda con violenza comprovataLa terza la sposa, avranno 2 gemelli. Poche parole spese. Un girarrosto di carniDelazioni richieste.
Francesca AmatoSWEET COMING
Racconto
lun 2 dic 2002oggimiarrivalagiulionainaereoporto,mitoccheràtraghettarladaltapisrulantdei bagaglialsottopassaggioperilterzobinario;nelmezzoinventarmiaccoglienzefamiliari, bagnidocciasaliminerali,fauciinmovimento,sorrisonidicucinamediterranea,siesta perchéèstanca..sbolognarealmondotantamassadiessereumanomadeinTaiwan mi fa sentire più leggeramart 3l’affaregiulienèandatoinporto,ilbinarioeraparallelo,iltrenoinorario,hosostatoun po’ sulla panchina alla sua dipartita. Di fronte ai muri e alle ciminiere spente si preparava un tramonto. Scalpellava, in ebollizione, sotto la crosta delle nuvole.Sedutalì,infacciaallesacrereliquiedelmondoscomparso,colmiosolitofardellovuoto disuoralaica,guardoimurialti:visonoimpressiinomidegliantichiproprietari..nomi sbiaditi,scalzatiappenadaunascrittarecente,modestamadensa,inrossocarminio: “divieto d’ingresso - pericolo crollo”Deiragazzinicientranoperò...siintrufolanovelociesalgonofinoallacima.Nessunosi curadiloro,nessunolosa.Soloivecchiaccidelprimobinariolihannovisti:liho ascoltatimentrelodicevano..loroscrutanotuttelecimelìintorno,conlaloropelle aggrinzita, gufi appostati, sanno tutto quello che succede. E disapprovano.Miguardoibastionidalontano;mistruggoemiesaltodellaloroindicibilebeltà,donata inspiegabilmentealbinario1dellastazionediMolfetta.Stazioneunpo’sciocca:uguale a quella prima, a quella dopo, una plancia vuota, con panchine appartate.Mi chiedo se la gente se ne avveda.. Perfino dal corso, risalendo, si vede nitida una ciminiera:un quadro dimenticato alle spalle della stazione.Ungiornomiconvinsi,econunafotocameradigitaletentail’assaltoallevecchie fabbriche.Lestipaiallamenpeggionelquadratinoadisposizione,provaiinmillescatti, digitaliopulenze,sperandopoidiappropriarmidiqualcuna,seppuremezza,seppure storta.. Lamacchinettarestituìfotoparziali,immaginavo,maattraversatedapalliniemacchie, alternativamente grigionero ed a colori. .. mi rivolgerò ad un esperto .. è una cosa che penso spesso.-o-Anche oggi mi addosso alle mura del centro.Anche oggi mi friggo al pensiero che si metta all’opera un cantiere,che abbatta tutto meticolosamente. Domani.ho illusioni grettineche qualcosa rimanga,che sia rimesso a nuovo..come il Lazzaretto..non è stato buttato giùnon è stato lasciato alla morte non è stato consegnato agli escavatori.Vige nella medesima località che lo partorì.Rifiorito.Panna.Con un camino di marzapane.Perfino il vandalinolo ha appena sfiorato.Ed ogni giorno accoglie sul suo tetto mille e più piccioni senza casa!..“Pansini e Gallo”, profilo rosa intenso, sostituito e infranto in due sole battute. Indimenticabile,mai esistito.Solo un fantasma, si ostinò qualche giorno, per la gioia degli allocchi...PalazzoCappelluti-uninteroenormepalazzoanticofintodorico,latoestvillaprincipale, pieno centro, tanti anni fa.. Bè, si può ancora vedere facilmente, in cartolina (Natalicchio, 52cent)Sullavillal’hasurrogatounammassoinformedinumerosissimiappartamenti, biancastro,mastodontico,incastratofraséesécomeunfiglioabnorme,dotatodimille orifizi,maledettodallamadre;sfornatoconintentodigarantireilmassimosoldoal costruttore di turno, troneggia ora con simpatia, non lo guarda più nessuno.Ringraziamoperòilcostruttore,isuoiamici,eglioperosiingenere,quellichesi interessano della nobiltà dei nostri luoghi.Macellaifaccendieri,collafissazionedellarapinaedeldeforme,dellalesione.Perchéi cittadini hanno abitato quello sfregio? Perché l’hanno permesso?-o-Me ne torno a casa dal mio boulevard,il più lungo viale alberato della metropoli,a sinistra la ferrovia, a destra palazzoni.Nessun fascio di luce dopo le 4. Eccetto 12Dodici brevi interruzioni alla notte scesa prima5 dictrantrandomani vado all’università7ieri universitànon c’era lezioneho studiato un po’L’ho “ritirato”, ho cominciato a leggerlonel primo pomeriggio sulla panchina,nel piccolo parco per cani e badroni, dietro l’ateneaum.Dal quartetto della panchina vicinasi stacca una meteora, bassa scura.. in un giubbottino di pelle nera lisa, un ragazzino,sui quarant’anni, si avvicina. Ha i baffi rossi come un cespuglio, un cappello schiacciatosulla zazzera arancione, gli occhi grigi. Allunga una mano e fa segno alla bocca di una fumatinagli faccio di sì e cerco il pacchettosi avvicina un altro po’, afferra la sigaretta.Mi ringrazia col capo. Dopo un attimo invece di voltarsi torna verso di me,mi prende la mano,la gira dal palmo, e vi poggia sopra la sua tempia, mentre socchiude gli occhi.
Miècadutoillibrodicolponellapozzanghera!!librorubato,fulminataall’istante,porca miseria di dio cristo, ma la mano.. mi è rimasta sulla pelle, amica.Torrentidiprimavera,unastoriadiun’indiana,diunuccellino,edifreddo,bufere, ghiaccio.8niente9niente10gniente11concerto.bà.12 13 1416171922122232627273031 00 00 00 !!!halò mindy, siamo alla nuova annata!!!“Inatiinquestoannosarannopiùcarciofichegibbonelle.Guardatevibenedall’arancia e scommettete senza indugio sul dragone a tre denti.Seincontrateunostronzo,nonguardategliinbocca:ilfatohapensatoavoi,evoi dovreteesserepronti!Sevichiedonoragguagli,evitateleincertezze,trafugateil massimodallavostraesistenzaeproponetelosenzaindugi:assomiglieretearmejoela gente non vi dimenticherà”Pensodicominciarequestonuovoannotralasciandoipensieriistericiesoprattuttod’ annotarne i giorni che li dividono.È un’attività che a posteriori mi addolora.Potreidarmialgossip,cheèlegale,anchestimatosepraticatoconuncertoacume,alla tv,acostanzo,alloshopping,ainucleiinterattiviperinuovigiovaninon tossicodipendentieppureincrisi;all’oratorio,alvolontariato,albuonumore,allabuona volontàingenere,all’ottimismo,all’amicizia,allavogliadivivere,edifarcela!alla pazienza all’ascolto all’amore all’amore all’amore..15 gennaioche cazzo è successo in questi 113 giorni?17domani mi alzo e prendo il trenovado all’università18domani19domanidomanidomàn22 gennaio sono andata all’università.ho incontrato un ragazzino dietro una scrivania dello stato, era compreso fra libri e gentigli faccio “che ci fai qua?”niente - fa - aspetto..dice niente lui, aspetta..bè, amabile..23università 24università 25università e cinema26università e cinema27università e cinema28università e cinema, e trenoè venuto giù per il mio boulevardsono così emotiva?28domenica29università ..30università ...31non c’è32 ba!operato d’urgenza?33mi è sembrato di vederlo..34 ma.. era lui!!35 sembra che non mi veda36 ...nessuno mi vede...-o-Mindyèmortaperectoplasmavagantenellanottefrail31gennaio2003eil32gennaio medesimo anno.questo diario rinvenuto nel regno dei cieli ne attesta l’esistenza.Fanta Fede,5 febbraio 2004